Il Presidente Claudio Miceli sulla crisi del commercio e del terziario ed impatto del Covid-19 sull’economia.

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CATANIA – Crisi del commercio e del terziario ed impatto del Covid-19 sull’economia. E poi opportunità di ripresa per Catania e il suo hinterland e un appello ai politici per aiuti concreti. Infine, l’invito agli operatori perché non mollino soprattutto in questo momento così difficile per le loro imprese.

Ne abbiamo parlato con l’imprenditore Claudio Miceli, presidente provinciale di Confesercenti Area Metropolitana di Catania. Non dimentica mai il suo passato di atleta e di sportivo. Infatti nel corso dell’intervista accenna sempre ai concetti di squadra, entusiasmo, motivazione e passione.

Fare impresa commerciale

– Una domanda per rompere il ghiaccio subito. Con quale spirito, dopo tanti anni spesi per portare avanti con grande dedizione la sua attività professionale, ha accettato l’invito di Confesercenti Sicilia ad occuparsi dell’area metropolitana di Catania, di cui adesso è presidente?

«Ho  raccolto questa sfida, oramai sei  mesi fa,  con l’intento di valorizzare il territorio e il suo tessuto imprenditoriale di una città da sempre vocata al commercio, Chi mi conosce lo sa. Lavoro nell’industria della moda di lusso da ormai 38 anni, siamo diventati un brand molto apprezzato»

– Quali sono gli ingredienti principali per risultati aziendali così gratificanti?

«Ci siamo riusciti puntando tutto su due pilastri: la passione per quello che facciamo e la squadra che abbiamo messo su, con un’attenta selezione delle risorse umane. Una grande visione senza grandi persone è irrilevante. La mia più grande aspirazione è poter costruire insieme un’associazione forte»

– Serve qualcosa in particolare a Confesercenti?

«Più di tutto, abbiamo bisogno di competenza ed entusiasmo. Da un lato,  è necessario  custodire la storia imprenditoriale di questo territorio con orgoglio e senso di appartenenza, dall’altro rilanciare una nuova sfida e giocarsela con l’entusiasmo che solo una squadra giovane sa fare. Perché in grado di declinare nuovi linguaggi e nuovi paradigmi dell’innovazione, della competenza, della competitività, delle nuove frontiere telematiche»

Confesercenti Catania

– Se dovesse riassumere brevemente le cose più importanti che Confesercenti Catania sta portando avanti da quando ad agosto vi siete insediati, cosa ci direbbe in proposito?

«Innanzitutto, abbiamo riacceso una macchina che era ferma da troppo tempo. Abbiamo riallacciato i rapporti  con il territorio e con le oltre 2.600 aziende associate. Contiamo di essere capillarmente presenti su tutti i comuni della provincia, con un rappresentante locale che dia un’assistenza completa e ogni informazione sulla vasta gamma di servizi che l’associazione offre. Naturalmente puntiamo all’allargamento dei servizi innovativi, con grande interesse al mondo delle start-up»

– Qualche novità rispetto al passato?

«Abbiamo deciso di dotarci di due strumenti di programma e di azione: una struttura operativa snella, smart, composta da tanti giovani. E poi un comitato tecnico-scientifico con funzioni consultive e propositive che apra al dialogo con il mondo dell’Università, del lavoro e delle professioni»

Commercio in crisi

– Andiamo al nodo della questione. Il commercio a Catania è in ginocchio per via dell’emergenza sanitaria da Covid. Ma forse era in crisi anche prima della pandemia?  

«Catania è una città importantissima dal punto di vista imprenditoriale con migliaia di  PMI, di commercianti  ed artigiani. Lo è sempre stata, ed era già in sofferenza ancora prima dell’emergenza sanitaria. La crisi economica generata dalla pandemia ha scoperchiato la fragilità  e la precarietà  con cui  coraggiosamente le aziende vanno avanti ogni  giorno, mettendole però con le spalle al muro. Le conseguenze  sono e saranno gravi, inattese ed inevitabili, almeno per tutto il 2021»

– Qual è la sua più grande preoccupazione? E quali richieste al Governo nazionale?

«La preoccupazione più evidente resta quella finanziaria. Si potranno affrontare le difficoltà solo con i provvedimenti di urgenza emessi dal Governo, come il differimento di tasse e imposte, e con iniezioni di liquidità che può mettere a disposizione attraverso il sistema bancario e quello europeo.  Senza troppi giri di parole: servono contributi a fondo perduto, credito d’imposta per gli affitti, condono tombale sui versamenti tributari e contributivi del 2020. E’ necessaria una moratoria per tutto il 2021. E poi detassazione o rottamazione dei magazzini per superare il grande problema delle rimanenze. Infine, sospensione dei mutui e dei leasing bancari e prosecuzione della cassa integrazione fino a tutto il 2021»

– Un lungo elenco. Quali invece le richieste al governo regionale o alle municipalità locali?

«La velocità  di intervento è fondamentale per le imprese. Al Governo regionale chiediamo innanzitutto di farsi portavoce a Roma delle nostre istanze. Sembra inutile sottolineare quanto questi numeri se rapportati alla nostra realtà siciliana diventino ancora più drammatici, dove a rischio c’è la stessa tenuta sociale. Ma chiediamo anche iniziative dirette. Per prima cosa, il governo Musumeci faccia arrivare alle aziende i fondi già annunciati: un plafond di 200 milioni di euro, 125 milioni di euro dall’assessorato Attività Produttive e 75 milioni per il settore Turismo. Dopo di che, sospenda tributi locali: Irpef, Imu, Tari»

Il Natale del 2020

– Per questo Natale le previsioni non sono affatto rosee. 

«Ci ritroviamo oggi in una morsa senza precedenti, da una parte la drastica riduzione dei consumi dall’altra una crescita dei fatturati delle piattaforme e-commerce del 30 % nei soli primi tre mesi dell’onda epidemiologica.  Siamo arrivati alle porte del Natale con prospettive nerissime»

– Confesercenti ha lanciato una campagna di incentivazione degli acquisti dai negozi locali, invece di ricorrere agli acquisti on line dalle grandi piattaforme internazionali, come Amazon. Stessa campagna hanno fatto anche altre associazioni. Quali le finalità di queste iniziative?

«La campagna che abbiamo lanciato provocatoriamente con una lettera indirizzata a Babbo Natale  è stata quello di  sensibilizzare il consumatore a privilegiare i negozi vicino quelli di quartiere e del centro città per rimettere in moto un’economia circolare sana. E’ anche un appello per denunciare la concorrenza sleale ai  danni del piccolo commerciante delle piattaforme di commercio on-line di oggetti di consumo. Sono cadute nel vuoto le nostre richieste di controlli e di interventi legislativi che contengano il dilagare  di mega centri di distribuzione sul territorio italiano. Già quattro solo di Amazon»

Amazon e le altre piattaforme

– A proposito di Amazon. Diversi commercianti, nel periodo di lockdown, hanno iniziato a vendere on line proprio attraverso Amazon, facendo accordi con terzi operatori logistici per la distribuzione dei loro prodotti ordinati dalla piattaforma di e-commerce. Pensa che chi ha operato così, abbia commesso un errore?

«Non lo so. Resta il dato tangibile che mentre le piccole botteghe di città restano vuote, i colossi e-commerce hanno cavalcato l’onda del lockdown, fagocitando le piccole aziende e centinaia di posti di lavoro. Ad essere penalizzati sono anche i piccoli venditori on-line, vessati dalle logiche di competizione e concorrenza sleale su larga scala. Al contrario i giganti come Amazon usufruiscono di aiuti pubblici, utilizzano le infrastrutture pubbliche senza partecipare al loro finanziamento, non  hanno il carico fiscale dei nostri commercianti»

– Il Covid ha modificato le abitudini di consumo degli Italiani. Lei pensa che il mondo del commercio, per decenni poco propenso ad innovare, sia capace adesso di trasformarsi, anche nella direzione di una maggiore digitalizzazione? Quali cambiamenti lei pensa che potranno esserci?

«E’ chiaro che gli italiani, costretti  a casa per due mesi, sono diventati molto più avvezzi all’uso delle piattaforme digitali, introducendo in maniera irreversibile questa nuova abitudine. Devo dire che molti  imprenditori  non si sono lasciati  cogliere impreparati e hanno cominciato ad attrezzarsi»

– Esattamente in che modo si sono attrezzati?

«Un sondaggio compiuto  da Confesercenti Sicilia a giugno scorso ha evidenziato come a Catania il 66% dei commercianti abbia attivato strategie di vendita alternative: l’innovazione ha coinvolto grandi e piccoli esercenti prevedendo un ventaglio di proposte. Dalle vendite online, alcune con le tecnologie più sofisticate che permettono di provare gli abiti in 3D caricando la propria foto, a strategie di marketing sui social o sul proprio sito, a sistemi di messaggistica, o vendita a domicilio. I cambiamenti  sono già in atto»

Buoni auspici

– Ultima domanda. Da imprenditore nel settore dell’abbigliamento lei ha sempre puntato sull’importanza della formazione del personale e sulla strategicità del servizio alla clientela. Come pensa che questi due pilastri fondamentali del “fare impresa commerciale” possano diventare valori condivisi fra tutti gli operatori del suo e degli altri settori?

«Come ho detto all’inizio, faccio  impresa da 38 anni. Nulla avrei potuto  fare se non avessi avuto  al fianco una squadra di  collaboratori motivati e competenti. Credo  che una associazione forte come Confesercenti possa svolgere un ruolo fondamentale per fare un network: mettere insieme esperienze e condividerle tra i soci.  La formazione del personale oggi non è più un optional»

 

FONTE SICILIA NETWORK