Crisi Covid, settore moda, abbigliamento e calzature. A Catania il dato più allarmante a livello regionale.

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Catania, 17 gennaio 2021 – Come emerso  dal  sondaggio  di Confesercenti  Sicilia appena pubblicato, relativo al settore della moda, abbigliamento e calzature, la provincia di Catania è senz’altro la più colpita dall’inizio dell’emergenza Covid con la stragrande maggioranza delle imprese dell’area metropolitana etnea, che non sono riuscite a risalire la china neppure con l’incentivo dei saldi già avviati da oltre una settimana”. A dichiararlo è Claudio Miceli, presidente di Confesercenti dell’area metropolitana, nella veste anche di commerciante di abbigliamento.

“Una perdita che complessivamente si aggira intorno al 70% del fatturato – aggiunge – ma che si trascina dietro i cospicui investimenti effettuati almeno 6-8 mesi prima dello scoppio della pandemia e cioè a settembre-ottobre del 2019 che non potranno essere coperti neppure nel corso dell’anno appena entrato. Se tutto va bene, riusciremo a rivedere la luce ad aprile del 2022, ma sempre che le imprese abbiano nel frattempo le spalle larghe per far fronte agli impegni assunti”.

“Il nostro è un settore che vive di stagionalità – spiega il presidente –  non solo effettuiamo gli acquisti con molto anticipo per riempire il magazzino rispetto ad altre categorie merceologiche, ma le nostre vendite sono legate alle stagioni, l’autunno-inverno e, soprattutto, la primavera-estate, dove, peraltro, si concentrano anche le cerimonie come matrimoni, battesimi, comunioni, cresime, lauree ed eventi, che per noi rappresentano la boccata di ossigeno per le nostre casse”.

“Ad oggi  abbiamo un invenduto che va oltre il 70% sul quale le aziende madri non vogliono sentir ragioni” gli fa eco anche il presidente della FISMO (Federazione Italiana Settore Moda) di Confesercenti, Francesco Musumeci.

Come già  sottolineato  dal presidente regionale Vittorio Messina, si tratta di  un dato preoccupante, a maggior ragione che il nuovo lockdown appena entrato, costituirà  la mazzata finale per un settore che fino ad oggi non è stato tenuto nella giusta considerazione in fatto di ristori. “Raccogliamo le istanze dei nostri soci – sottolinea anche il direttore di  Confesercenti Catania Francesco Costantino –  e molti sentono la preoccupazione di dovere adottare misure aziendali drastiche come la riduzione del personale o addirittura la chiusura di punti vendita, con un 12% di  commercianti che nel sondaggio regionale ha dichiarato di aver già chiuso un ramo d’azienda”.

“É più che mai urgente che la Regione faccia sentire la propria voce con maggiore peso nei confronti del Governo nazionale – ribadisce il presidente Miceli –Tra le misure che invochiamo in modo improcrastinabile c’è la ‘rottamazione’ della scorte in magazzino nella misura della differenza  tra l’invenduto del  2019 e quello del 2020, oltre naturalmente ad altri interventi, come il credito di imposta al 40%, la riduzione almeno al 30% della soglia di calo del fatturato (oggi  al 50%) per poter aver diritto alla riduzione dell’affitto; serve la sospensione delle tasse locali, l’abbattimento del costo del lavoro e complessivamente una riduzione della pressione fiscale”.

“Noi non chiediamo soldi, ma una maggiore liquidità per poter far fronte alle spese e per poter garantire anche i nostri  dipendenti, ai  quali la cassa integrazione deve essere garantita in maniera puntuale – aggiunge Miceli – Vale la pena ricordare come il settore rappresenta l’1,5% del PIL nazionale, oltre ad essere il fiore all’occhiello dell’Italia che piace all’Estero”.

“La situazione è grave sia sotto il  profilo sanitario che quello economico – commenta anche Mariella Gennarino, stilista, componente del Coordinamento Donne della Confesercenti – e siamo molto preoccupati sia come cittadini che come imprenditori, e smarriti di fronte una pandemia che ha colpito tutto il globo. Non possiamo essere sereni nelle nostre attività, abbiamo bisogno di aiuti”.

“Ognuno faccia la propria parte – conclude Miceli –  Bisogna unire le forze e chiedere insistentemente dei ristori concreti. Il nostro è un appello accorato innanzitutto come cittadini”.